Mentre Gordon e il GCPD sono alla ricerca dell’evaso Professor Pyg, Sofia Falcone stringe un’alleanza con Barbara Kean, Tabitha e Selina per affrontare Oswald Cobblepot. Il ritorno in città Carmine Falcone, rischia però di sparigliare nuovamente le carte in tavola.

L’inaspettato e misterioso omicidio dell’ex zar del crimine di Gotham diviene però la proverbiale goccia che fa traboccare il vaso: in città si scatena la guerra, con l’impero del Pinguino oramai prossimo alla caduta. Ma, qualora così fosse, chi è destinato a prendere il suo posto?

Nel frattempo, il rapporto tra Bruce e Alfred si assesta ai minimi termini, mentre Edgar Nygma lotta con la sua mente oramai fuori controllo.

Gotham giunge al midseason finale della sua quarta stagione in grande forma: lo show ha infatti risalito progressivamente una difficile china, cercando di smarcarsi quanto più possibile dalla scorsa, pessima annata. Una volta acquietato anche l’animo dei più scettici, e dopo quella che possiamo definire come una fase di plateau volta a riassestare i parametri (liberandosi, per esempio, dell’inutile Ra’s al Ghul), ecco che la storia è decollata, accelerando in maniera sempre più decisa e, a tratti, spericolata. Nelle prima parte della quarta stagione gli autori, infatti, hanno davvero giocato con il fuoco, inserendo all’interno di uno show fondamentalmente pop e visto da un eterogeneo pubblico di tutte le età elementi molto forti ed espliciti, specie in termini di violenza fisica, più che verbale.

Ed ecco che abbiamo assistito a momenti sostanzialmente indimenticabili se non proprio inediti all’interno del genere dei cinecomics del piccolo schermo, dall’assassinio a sangue freddo con tanto di affilata arma bianca di un bambino alla memorabile cena organizzata da Pyg a base di folli siparietti e sequenze quasi gore.

Può bastare un po’ di spettacolo estremo a fare di Gotham una serie TV (nuovamente) valida? Certo che no. Fortunatamente, però, ci sono state migliorie anche in altri compartimenti dello show, a partire da una storia più valida, il cui intreccio narrativo non solo permette un esaustivo utilizzo delle potenzialità di tutti i personaggi chiave, ma anche di evitare spiacevoli momenti di decompressione. Prendendo spunto dal titolo dell’episodio, che allude alla Regina che mangia il Cavaliere nel gioco degli scacchi, il disporre i protagonisti su una scacchiera più ampia e ordinata – nonostante l’entropia regni sovrana a Gotham City – sta permettendo a ognuno di giocare il suo ruolo, tra continui rovesciamenti di fronte. Inevitabilmente – come abbiamo già detto – non fare più di Bruce Wayne il centro focale della storia ha inoltre solo portato benefici allo show.

Meno buonismo, più partecipazione. Meno Bruce Wayne, più violenza. Meno virtuosismi stilistici e narrativi, più sostanza. Sono queste gli elementi dell’equazione il cui risultato è stata la risalita di Gotham.

Il midseason finale ha semplicemente confermato tutto ciò, andando ad alzare ulteriormente l’asticella con un rovesciamento totale della situazione di partenza. Ci sono buone possibilità di divertirsi ancora di più nel 2018, visto anche il ritorno in scena di un graditissimo personaggio nelle battute finali dell’episodio.