I protagonisti di The Walking Dead non possono essere umani e non possono permettersi di volere un mondo dove le persone non si uccidano a vicenda. L’umanità di Carl è uscita fuori in maniera predominante nel corso di questa ottava stagione, così come le sue riflessioni che più volte l’hanno portato a scontrarsi anche con le ideologie di suo padre. “Stiamo combattendo per unirci tutti e ottenere qualcosa di più che uccidere altre persone”, con queste parole il giovane cerca di far riflettere il suo mentore e anticipa pochi minuti dopo l’inizio dell’episodio quale sarà il suo destino. L’ingiustizia più grande la vive proprio lui nel momento in cui decide di prendersi a cuore Saddiq, il ragazzo che in principio era stato fatto scappare dalla paura da suo padre, scegliendo di proteggerlo e di dargli una chance. Le menti dietro The Walking Dead hanno deciso di prendersi il corpo di Carl durante una missione di salvataggio, di prendersi la sua anima durante un momento positivo e incoraggiante per il futuro. Si sono presi l’unica figura che non aveva bisogno di redimersi per nessuna’azione sbagliata commessa in passato. E mentre tutti si attaccano e fanno a gara a chi riesce per primo a sovrastare l’altro, gli indifesi e i buoni di cuore vengono progressivamente fatti fuori. Per gli errori degli altri qualcuno finisce sempre per subire delle conseguenze. E questo è un po’ il principio dell’episodio. I Salvatori attaccano Alexandria e il Regno mentre lasciano a Hilltop spazio per continuare a coltivare e a produrre per loro. Rick d’altro canto non è protagonista di questo episodio, è un fantasma che compare all’inizio e alla fine e purtroppo in entrambe le circostanze è vittima di situazioni che gli sono sfuggite di mano.

Nonostante sia stato un episodio buono per via degli eventi che hanno portato all’ennesima rottura, ci sono state un paio di contraddizioni che non ci hanno lasciati indifferenti. How It’s Gotta Be è un capitolo colmo di momenti prolissi che hanno inevitabilmente attenuato la tensione e di azioni che potevano essere grandiose e che invece sono state interrotte proprio sul climax. Un montaggio discontinuo e irrequieto ha smorzato in più punti il pathos, castrando quindi un buon numero di scene che potevano essere piuttosto emozionanti. Ma a seguito di queste annotazioni sarebbe assurdo non definire questo un vero e proprio midseason finale degno del nome di questa serie, anche solo per ciò che avviene nel corso dei sessanta minuti. Diversi personaggi sono finiti nel baratro, altri hanno fatto le loro scelte e infine qualcuno di loro ha dichiarato guerra alla propria squadra per una vendetta rimasta in sospeso. Tutti sono nuovamente divisi. I Salvatori, grazie all’aiuto di Eugene (e di Tara, Daryl e Morgan) sono riusciti a scappare e a riprendere in mano la situazione. Ezekiel ha fatto l’eroe, Carol e Daryl sono passati nuovamente in secondo piano, Morgan non ha proferito parola ma ha solo suggerito il suo impegno per il futuro, Margaret è stata obbligata a obbedire a Simon e a cercare un’altra strada per la vendetta e infine Eugene, dopo tutte le manfrine fatte, ha scelto di lasciare andare Gabriel e il dottore del Rifugio. Tara e Rosita regalano l’unico momento divertente e al contempo sconcertante dell’episodio. Certo siamo di fronte all’ennesimo loop, ma The Walking Dead è in fin dei conti tutto questo, e sebbene siano stati vari i momenti di stanca negli ultimi anni è proprio questa catena infinita di attacco, difesa e salvataggio che più emoziona lo spettatore. Ma per quanto continuerà a farlo?

In tutto questo non possiamo dimenticarci di Enid e Aaron, due personaggi marginali che intraprendono un viaggio, ingiustificato aggiungeremmo. Senza motivo e senza alcun desiderio di seguirli nella loro avventura, il pubblico è costretto ad assistere a qualcosa che è difficile definire. Il loro incontro con le donne di Oceanside oltre a non essere stato sorprendente viene anche lasciato a morire nel mezzo di un episodio che si è dovuto necessariamente concentrare su altro. How It’s Gotta Be segna il destino di uno dei personaggi principali, quindi in un certo senso prova a trasferire allo spettatore un senso di chiusura, ma a conti fatti siamo ancora lontani dal vedere concludersi qualcosa.

L’augurio è che questa puntata possa essere in qualche modo un nuovo punto di partenza, anche se sarà difficile partire dal nono episodio facendo finta che la conversazione in cui Rosita giustifica le azioni di Tara solo perché anche lei ha commesso degli errori in passato sia esistita, perché è forse proprio a causa di questi errori che ogni cosa è andata persa per sempre. In The Walking Dead sembra proprio che i personaggi dei quali più dovremmo fidarci non sappiano prendersi affatto sul serio. Alexandria è caduta e tra le fiamme si è scorto sicuramente qualche momento emozionante, tra i deliri di Michonne e l’atto di eroismo di Ezekiel abbiamo assistito a uno scontro corpo a corpo tra Negan e Rick che sarebbe potuto durare anche qualche minuto di più. Gli ultimi venti minuti sono stati abbastanza energici da farci dimenticare gli innumerevoli primi piani dei protagonisti, e la consapevolezza di Rick di fronte al morso di Carl (noi eravamo convinti che la telecamera ci mostrasse una ferita da esplosione) ci ha dato quel barlume di speranza necessario a continuare a guardare la serie, sperando che Rick non vada da Jadis per convincerla a tornare a combattere ancora una volta.

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