Ricardo Diaz ha Star City in pugno, con i suoi tentacoli che, come quelli di un cancro aggressivo, riescono a portare corruzione ovunque: la città è sull’orlo del baratro. Queste premesse stanno aggravando uno stato di tensione perenne tra Oliver, John e gli ex componenti del Team Arrow. Tale instabilità porta inevitabilmente anche alla rottura – definitiva? – tra i due “fratelli in arme”, con Diggle che rimprovera al suo leader di non aver mantenuto la promessa, non (ri)cedendogli il ruolo di Green Arrow dopo la sua guarigione.

Nel frattempo, Dinah e Curtis continuano a portare avanti le loro indagini, ma giungono a quello che sembra un punto di non ritorno, con Mister Terrific che vede già minacciata anche la sua neonata relazione.

Infine, Black Siren continua a manipolare Quentin Lance, mentre lavora sotto copertura per Diaz.

Brothers In Arms, diciassettesimo capitolo della sesta stagione di Arrow, rappresenta un (relativo) punto di non ritorno per lo show, e dà un’ulteriore conferma sulla discreta piega narrativa intrapresa e già vista la scorsa settimana. Finalmente, dopo una fase di setting durata davvero troppo a lungo, con il colpo di scena della morte di Cayden James abbiamo iniziato a intravedere una direzione per la storia della sesta annata della serie TV.

La rottura tra Oliver e John era nell’aria da tempo, e oggi è realtà: la battaglia tra i due amici fraterni monopolizza dunque il contenuto dell’episodio, mostrando più luci che ombre. Se è vero che talvolta assistiamo a dialoghi imbarazzanti, e che più in generale il lavoro di scrittura fatto sui due personaggi non è mai eccelso, le atmosfere e i toni della storia riescono a coprire le sbavature, grazie anche a un’interpretazione molto partecipata e fisica degli attori Stephen Amell e David Ramsey. Dunque, se anche il confronto tra i due a volte appare stentato, non manca mai di realismo, aspetto che consente a Brothers In Arms di essere uno degli episodi più intensi e salvabili dell’intera stagione.

Nonostante la maggior parte del minutaggio sia dedicato alla “civil war” tra Green Arrow e Spartan, sono le storyline secondarie a progredire in maniera più fluida e spedita (al netto della situazione sentimentale di Curtis, francamente dimenticabile): in particolare, alla luce di quanto avvenuto nell’episodio, è il ruolo di Black Siren a risultare evidentemente interessante. Si tratta di un personaggio che più volte abbiamo bollato come “di troppo”, e seppur ancora convinti del nostro giudizio, non possiamo negare che riusciamo finalmente a intravedere uno scopo per la criminale (non) redenta.

Da un punto di vista più tecnico, Brothers In Arms conferma il trend generale di Arrow: lo show dà il suo meglio, sotto l’aspetto visivo, nelle sequenze di azione e combattimento corpo a corpo. Sebbene venga utilizzato un modus operandi sostanzialmente stereotipato e ripetuto più e più volte, determinate battaglia hanno sempre il loro fascino. Cosa che per esempio non si può dire delle sequenze più verbose, le quali, oltre a essere scritte male, sono sistematicamente girate sempre e soltanto negli stessi ambienti: che noia.

La sesta stagione di Arrow, in termini di intreccio, si trova oggi decisamente nel suo momento migliore, e da adesso non si deve più sbagliare. Le premesse per un finale di stagione dignitoso ci sono tutte, così come quelle di un nuovo inizio per la settima stagione da poco annunciata.