Mike Flanagan, solido mestierante horror (Oculus), ha avuto la sua grande occasione con The Haunting of Hill House. Come in Il gioco di Gerald, ancora una volta un originale Netflix – quello era un film – e ancora una volta una collaborazione con Carla Gugino. E, naturalmente, ancora una volta un horror. Abbiamo avuto l’occasione di vedere in anteprima i primi sei episodi, su dieci complessivi, della nuova serie di Netflix, e ve ne parliamo di seguito senza spoiler.

Il punto di partenza sarebbe il romanzo di Shirley Jackson L’incubo di Hill House. Pietra miliare dell’horror del Novecento, già portato al cinema due volte con Gli invasati (un classico ormai) e Haunting (da dimenticare). Il condizionale tuttavia è d’obbligo, visto che il contenuto della serie si emancipa fin dalla prima scena dalla storia del romanzo. In quel caso si trattava di seguire alcune persone che andavano in una villa che poteva essere infestata, oppure no. Si verificavano strani eventi, e la sfida consisteva nel distinguere tra effettive presenze sovrannaturali o eccessiva suggestione. Niente di così sottile in questa serie, che risponde subito alla domanda.

Lo fa tramite una storia molto diversa. Non possiamo entrare nel dettaglio, ma qui la narrazione viaggia su due binari. Nel passato, una famiglia si trasferisce nella tremenda Hill House, e vi sperimenta tutte le cose spaventose che possiamo immaginare. Nel presente, chi è uscito da quell’esperienza e ora è cresciuto, vive ancora nel trauma di ciò che è accaduto. Di più non si può dire, se non che il cast è corale, che seguiamo tutti i membri della famiglia e che ad ognuno di loro, o prima o dopo, verrà dato il giusto spazio.

Hill House può essere una serie difficile ad un primo impatto. Intanto perché, come abbiamo detto, non racconta la storia che credevamo di trovarci di fronte, e si richiedono almeno due puntate per familiarizzare con l’intera situazione. C’è una forte sensazione di attesa, e la voglia di ritardare l’incontro con la casa dell’orrore, la cui atmosfera ci viene veicolata più tramite le conseguenze e le cicatrici che attraverso l’orrore tangibile. Diamo tempo al tempo, e Hill House cresce molto in intensità. Lo fa raccontandoci i suoi personaggi prima che il contesto, spiegandoci chi sono queste persone e in che modo la casa li ha cambiati.

Si arriva quindi alla quinta puntata, la più lunga in assoluto tra quelle che abbiamo visto, una gemma episodica dell’orrore con un finale di grande impatto. E l’ottima impressione viene confermata dal sesto episodio, di grande valore tecnico, capace di giocare con i pianisequenza tra presente e passato. Il cast è solido, i personaggi non sono esattamente amabili (anzi c’è una certa antipatia generalizzata, ma è parte della loro costruzione), e il lavoro sulle atmosfere cresce pian piano. Quanto all’orrore, ci sono molti jumpscare, ma va detto che Flanagan gioca con gli ambienti in modo creativo, tra sorpresa e, talvolta, disgusto.

The Haunting of Hill House arriverà su Netflix il 12 ottobre.