C’è un episodio splendido nella quinta stagione di BoJack Horseman, intitolato Free Churro. Un lungo monologo nel quale il protagonista indulge nel ricordo, e nell’elaborazione della scomparsa di una persona. Si tratta di un grande pezzo di scrittura, ma quel che è più interessante è la necessità del protagonista di azzannare quei ricordi dolorosi, con tutto ciò che questi comportano. BoJack Horseman è una serie centrata sugli scambi veloci, sulla costante elaborazione e discussione di temi e caratterizzazioni. Better Call Saul è l’opposto. Vive nei silenzi, vive nel lavoro in sottrazione, vive nell’eco di esistenze misere e straordinarie al tempo stesso, negli ingranaggi che sentiamo muoversi mentre qualcuno realizza qualcosa riflettendovi a lungo.

Ecco quindi che, nel momento culminante di Auf Wiedersehen, penultimo episodio della stagione, è solo attraverso parole quasi urlate che Kim mette Jimmy di fronte alla sua mancata elaborazione del lutto. Il cuore dell’episodio consiste in questo: Jimmy dopo un anno si presenta di fronte alla commissione che deve giudicare sulla sua riammissione alla pratica forense. Sembra una formalità, Jimmy è impeccabile, affabile, il miglior venditore di se stesso. Di fatto il momento ci viene venduto come una sorta di colloquio di lavoro, ed è molto interessante come ancora una volta dal punto di vista di Jimmy la stringente necessità economica, e non solo, si infiltra in un discorso di stampo più etico. Perché di etica si parla nel corso dell’esame, ed è qui che Jimmy vacilla.

La sua domanda viene respinta, Jimmy è furioso e ovviamente cerca un confronto con Kim. Quest’ultima attribuisce il respingimento al mancato riferimento a Chuck. Jimmy cade dalle nuvole. Stavolta davvero, e senza rete. La serie è talmente centrata sulle maschere che quando osserviamo davvero il volto dei protagonisti senza filtri – e questo accade in rarissime occasioni – la scrittura ne esalta tutte le deformazioni mostruose. Jimmy non sarebbe stato sincero nel corso della deposizione, perché non ha citato Chuck. Eppure, stavolta, siamo dalla sua parte. Possiamo interpretare il suo eccessivo distacco come un rifiuto del senso di colpa per la morte del fratello, ma se Jimmy avesse citato Chuck durante il colloquio tutto sarebbe scaduto nella totale ipocrisia. Qui sta il cortocircuito: per essere sincero, avrebbe dovuto mentire.

A differenza di BoJack, qui l’elaborazione avviene in silenzio. In Better Call Saul sono i silenzi e il non detto a dare significato ai personaggi, perché questa è una serie che funziona tramite filtri. La lunga cold open che mostra una truffa ordita da Jimmy e Kim non ci mostra né il prologo né l’epilogo, perché basta a se stessa. Il confronto tra Gus Fring e Lalo è tutto giocato sui sorrisi e su una sottile compiacenza reciproca che nasconde molti altri conflitti. Il rapporto tra Mike e Werner, con le concessioni del primo e il tradimento del secondo, ci viene raccontato tramite una realizzazione lenta e dolorosa. Semplicemente, questa non è una serie in cui i personaggi ci spiegano chiaro e tondo quello che stanno provando.

È per questo che il confronto tra Kim e Jimmy è così brutale. Perché, finalmente, ne percepiamo la sincerità, e ne siamo spaventati.