Giro di boa per The Romanoffs, che arriva con un episodio intitolato Expectation. E le “aspettative” hanno indubbiamente giocato un ruolo di primo piano nell’approccio alla nuova serie di Matthew Weiner. Alte, probabilmente troppo per essere soddisfatte. Ma ormai facili da lasciare alle spalle, soprattutto in considerazione del fatto che ogni episodio di questa antologia chiede un’attenzione rinnovata verso personaggi e storia. Qui ci troviamo in un’ambientazione newyorkese sicuramente più confacente allo stile di Weiner. Personaggi scostanti, molto imperfetti, un cast che rimane il motore della serie, ma anche un’inconcludenza di fondo.

La protagonista è Julia (Amanda Peet), una donna che si prepara a diventare nonna. La notizia, per lei che in realtà è ancora abbastanza giovane, è causa di un tracollo personale che la riporta indietro nel tempo. Vari flashback si intersecano con il racconto della giornata della donna, e ci mostrano la breve relazione con Daniel (John Slattery), vero padre di Ella (Emily Rudd). Julia ha condotto la propria vita sicura con il suo attuale marito Eric, ma c’è tutto un sistema di rimpianti, insoddisfazioni e frustrazioni pronto ad emergere.

Tra le righe The Romanoffs si svela come una storia ambientata nello stesso universo, e i collegamenti si moltiplicano. John Slattery era già apparso in passato, qui vediamo Diane Lane, che tornerà in una delle prossime puntate, e si parla della miniserie da girare in Europa che abbiamo visto nello scorso episodio. Una vicinanza narrativa che si rispecchia raramente in un tema comune. Indubbiamente qui si parla di personaggi fragili, di una compostezza di fondo che diventa scudo contro il dolore e la caduta inevitabile. Ma al tempo stesso ritorna quella vaghezza di fondo, l’incapacità di assumere uno sguardo universale tramite il particolare, o anche solo di esaltare il racconto di una storia piccola.

L’episodio dura sensibilmente di meno rispetto ai primi tre, ed è un’ottima scelta in questo caso. L’intreccio consiste in un presente che coincide solo con il punto di vista di Julia. Ancora una volta, qualcosa di predeterminato, come se in tutte queste storie il destino sfuggisse tra le mani di persone che non sono in grado di sostenerne il peso. Qui il fatto ci viene raccontato tramite un costante riferirsi ad un passato lontano e, infine, ad un futuro possibile, con una confessione a cuore aperto che viene solo immaginata. I calcoli sono la manifestazione concreta, fisica, di un malessere dell’animo, ma in conclusione proprio il riconoscimento del dolore potrebbe aprire uno spiraglio tra madre e figlia, testimoniato anche dal fatto che, a quanto pare, entrambe sono a conoscenza della verità.