Vietnam” è un episodio interamente ambientato nel passato e che scava ancora di più nell’anima gentile di Jack Pearson. All’inizio, l’uomo ci viene mostrato nel mezzo di una missione e nelle vesti di sergente e sebbene sia sul campo da meno tempo rispetto ai suoi compagni, lui è già al comando di una squadra. Jack è circondato da persone che hanno dei sogni e che fanno il conto alla rovescia in attesa di ritornare in patria: Donnie Robinson, ad esempio, racconta che una volta a casa avrebbe fatto di tutto pur di unirsi alla squadra dei Giants. Un desiderio forse irrealizzabile ma che detto ad alta voce ha la forza di rassicurare, perché si sa, in quelle circostanze la speranza è tutto. Ma la guerra non è giusta bensì malata e crudele, a tal punto da prendersi con veemenza il sogno di Donnie. Durante l’attacco, l’uomo perde una gamba ed è costretto a tornare prima dei fatidici novanta giorni. Jack rassicura il suo compagno e gli promette che andrà tutto bene anche se continuerà il suo percorso all’inferno senza di lui. È in quel momento che Donnie lo incita a smettere di fingere e ogni tanto ad ammettere di avere paura, ricordandogli che alle volte, nei momenti più difficili, la cosa più importante è respirare profondamente. A quel punto Donnie gli mette le mani intorno al viso, come per proteggerlo, e Jack da quell’istante in poi farà suo quel gesto, a tal punto da riutilizzarlo in futuro anche con Randall. Dopo l’atroce imboscata, il comandante affida a Jack un compito “apparentemente” semplice, ossia quello di mettere in protezione un piccolo villaggio a venticinque chilometri a sud est di Chu Lai, un posto che Jack ricollegherà essere non troppo distante dal luogo in cui è situato suo fratello Nick.

Ed è da questo punto dell’episodio in poi che il piano di Jack Pearson prende forma ed è grazie a una serie di flashback che scopriamo il motivo del suo arruolamento. Il suo unico obiettivo è sempre stato quello di proteggere il suo fratellino, perché per lui è sempre stato l’eroe e quando non ha potuto salvaguardarlo dal sorteggio per la leva e successivamente da un prolungamento del suo tempo in Vietnam (perché punito per via dell’Articolo 15), Jack capisce che non sarebbe potuto restare altro tempo con le mani in mano. A quel punto decide di arruolarsi volontariamente nonostante il suo battito cardiaco accelerato. Ma la sua caparbietà di finirà per portarlo proprio in mezzo alla guerra in attesa di poter riabbracciare suo fratello.

“Vietnam” racconta anche la storia del loro padre Stanley che fino a questo episodio era sempre stato raffigurato come un ubriacone, un uomo manesco e dannatamente orgoglioso. Ma in passato le cose erano diverse: quando Nick era appena nato, fu proprio il padre di Jack ad esortarlo a proteggere il suo fratellino ad ogni costo. Ma anche Stanley, di conseguenza, ha avuto un suo passato, un suo conflitto con il padre e successivamente anche un trauma, che in questo episodio ancora non viene mostrato. Infatti, “Vietnam” ha tutta l’aria di essere solo l’inizio di una grande storia. L’origine di Jack è fondamentale per This Is Us, potremmo dire che è la struttura ossea di questo progetto e che senza queste vicende drammatiche Jack non sarebbe mai diventato l’uomo che è stato con Rebecca e con i suoi figli. Il suo amore per Nick lo ha portato a sfidare le sue paure più grandi e sin da piccolo Jack non ha avuto timore del suo cuore incontrollabile.

This Is Us ha sempre giocato con il tempo in maniera intelligente senza mai esagerare pur avendo a disposizione una linea temporale di tantissimi anni dalla quale attingere. “Vietnam” gioca persino con i minuti, i secondi e con le date. Quando Nick ha ventuno anni, il sorteggio per la leva estrae la sua data di nascita: il 18 ottobre. Quella data per Niemi, la mamma di Jack e Nick, è sempre stata fortunata o almeno così le disse la sua ostetrica durante il parto. In quel momento, Niemi fece sua la storia di un’altra donna e quella notte per soli due minuti Nick non nacque il 19 ottobre, tra l’altro la data tanto sperata da Stanley perché la stessa di suo padre (anche lui affetto da alcolismo). Pur giocando con questi particolari, This Is Us riesce a raccontare in maniera sincera e originale una storia profonda portando il pubblico a interrogarsi sul caso: “Che cosa sarebbe successo se?” La stessa domanda potremmo porcela anche di fronte a quella frase che Stanley dice a suo figlio Nick dopo l’annuncio delle date per l’arruolamento: “Rendimi orgoglioso”. Se non fosse stato per questo, forse Jack sarebbe riuscito a salvare suo fratello e a portarlo in Canada e di conseguenza a proteggerlo da tutto. Ma Nick, dopo le parole pronunciate da suo padre, capisce che è arrivato il momento di provare a rendere orgoglioso un uomo che non è mai stato caloroso.

L’episodio si conclude nel momento in cui Jack, grazie a un elicottero di rifornimento e al permesso datogli da un suo superiore, riesce a trovare il suo fratellino, ora cambiato e provato dalla guerra. Ancora una volta, pur conoscendo il destino di uno dei personaggi della storia, This Is Us porta il pubblico a interessarsi più del percorso che di qualsiasi altra cosa.

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