She-Ra e le principesse guerriere è tutto ciò che si poteva chiedere ad una serie avventurosa, senza pretese e indirizzata ad un pubblico di giovani. Malgrado l’accoglienza fredda riservata alle prime immagini – complice un design un po’ legnoso – in realtà poi la serie è apprezzabile per molti motivi. Racconta una storia semplice, in cui il senso dell’avventura è tarato sul pubblico di riferimento, le ambientazioni sono ispirate nei riferimenti, e i temi sono integrati nel tessuto della vicenda senza essere sottolineati troppo. Questo è un mondo in cui la bellezza delle principesse non risponde ai soliti canoni, e in cui c’è anche spazio per considerazioni (più nostre che della serie) sull’identità sessuale. Una serie animata non esplosiva e fin troppo derivativa, ma valida.

Sul pianeta Etheria è in corso un conflitto tra l’orda guidata dal tiranno Hordak e gli altri regni pacifici. Adora è un’orfana che è stata cresciuta all’interno dell’esercito aggressore, ed educata alla guerra. Tutto cambia per lei nel momento in cui si imbatte in una spada magica che la trasforma nella nuova incarnazione dell’eroina She-Ra. Adora apre gli occhi su ciò che sta accadendo nel mondo, e decide di combattere insieme ai suoi nuovi amici Glimmer e Bow e alle altre principesse per salvare il mondo. Ciò vuol dire lasciarsi alle spalle il legame, fondamentale per lei, con la sua vecchia amica (forse qualcosa di più) Catra, che rimane nell’esercito nemico.

Lo spunto della serie curata da Noelle Stevenson (autrice del pluripremiato fumetto Nimona) è molto simile alla serie She-Ra, la principessa del potere del 1985. Lo spin-off di He-Man realizzato sempre dalla Filmation partiva da basi quasi identiche, salvo che qui la figura di He-Man (fratello di Adora) e tutto il background dei Dominatori dell’universo non ci sono. Rimangono allora le figure nemiche di Hordak e della Tessitrice d’Ombre, e la contrapposizione tra il mondo meccanico e tecnologico dei malvagi e quello più fiabesco e magico dei buoni.

L’animazione e i volti dei personaggi sono legnosi, ma si è cercato di dare maggiore vitalità tramite il loro particolare design. She-Ra non è più la bellezza giunonica degli anni ’80 (all’epoca poteva essere una versione animata di Brigitte Nielsen), ma è più massiccia e meno formosa, tanto che il modello di riferimento sembra più la protagonista di Avatar – La Leggenda di Korra. Glimmer stessa è un personaggio con i capelli corti, bassina e robusta, non certo la classica principessa. E tutte le altre guerriere del titolo sono state concepite con lo stesso approccio. Sullo sfondo notiamo inoltre tracce dei mondi fantastici di Moebius, mentre c’è qualcosa nella trasformazione di Adora che non potrà non ricordare Sailor Moon.

Discorso a parte merita il tema dell’identità sessuale nella serie. Nulla viene mai detto esplicitamente, ma c’è un sottotesto omoerotico nel rapporto tra Adora e Catra, e in generale la gestione di tutti i personaggi ha delle sfumature che riportano all’omosessualità. He-Man e She-Ra sono diventati delle icone gay, ma l’approccio di Noelle Stevenson sembra mettersi nella scia di tanta animazione seriale per ragazzi. C’è soprattutto Steven Universe (le principesse come le Crystal Gems, con le loro dominanti cromatiche), ma anche Star vs. The Forces of Evil o addirittura Adventure Time. Tutti prodotti molto forti, la più matura espressione dell’animazione per giovani rintracciabile oggi.