Il ritorno di Star Trek: Discovery avviene in grande stile, regalandoci un episodio emozionante e divertente che svolge egregiamente gli svariati compiti che la seconda stagione della serie CBS si è prefissata: introduce infatti due ottimi nuovi personaggi, il capitano Pike di Anson Mount e l’ingegnere Reno (Tig Notaro); getta i semi per la trama orizzontale della stagione (il mistero dell’Angelo Rosso); imposta la quest emozionale di Michael Burnham (Sonequa Martin-Green) che coinvolge nientemeno che suo fratello – nonché vera e propria leggenda del franchise di Star Trek – il signor Spock. Il tutto avviene secondo modalità e atmosfere che ben sottolineano il cambiamento tonale rispetto all’aura più cupa della prima stagione della serie.

Pur manifestando, in alcuni punti, segni di debolezza legati alla necessità di rimettere in carreggiata Star Trek: Discovery dopo una sequela di vicissitudini produttive che ne hanno certamente minato la stabilità, Fratello dona allo spettatore un’ora di intrattenimento di encomiabile livello. Sebbene si muova su binari più sicuri rispetto all’impavida innovazione della prima stagione, non innesca eccessivi moti nostalgici in chi avesse apprezzato la sferzata di novità data dal primo arco di episodi. Non senza un’esibita dose di furbizia, le frequenze di Discovery vengono qui ricalibrate sulla base del modello preesistente, plasmando la nuova stagione in armonia con i canoni più tradizionali del franchise.

Mount offre un’impeccabile reinterpretazione di Pike, in grado di conciliare il carisma del capitano con un’ironia fascinosa che strizza l’occhio al Kirk di William Shatner; per chi non conoscesse la serie classica, Pike è stato il primo capitano del franchise nel pilot The Cage (in italiano Lo zoo di Talos). Ora ritroviamo l’uomo qualche anno dopo i fatti narrati nell’episodio pilota: ciò consente a Mount di costruire un personaggio leggermente diverso da quello del compianto Jeffrey Hunter, meno tormentato e certamente più autorevole. A prescindere dai collegamenti con la serie classica, questo Pike è quasi un anti-Lorca, antidoto perfetto per l’equipaggio della Discovery dopo il traumatico tradimento da parte del precedente capitano. Pike non è interessato al grado, vuole conoscere il nome di battesimo di tutti ed è pronto, ovviamente, ad arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima.

E nessuno è giunto prima – con l’esclusione dei film reboot – a parlare dell’infanzia dell’iconico Spock, interpretato in Star Trek: Discovery da Ethan Peck; i flashback che vediamo in Fratello ci mostrano un bimbo tormentato, in aperto conflitto con la sorella adottiva Michael. Nessuna traccia, per ora, della sua versione adulta, a parte qualche file vocale rinvenuto da Michael stessa a bordo dell’Enterprise, in cui Spock fa cenno alla propria missione alla ricerca dell’origine di sette misteriosi segnali sparsi per l’universo. L’assenza fisica del mezzo vulcaniano da un episodio il cui titolo è a lui dedicato non ci fa storcere il naso, anzi: proprio come l’Enterprise stessa, la sua presenza aleggia senza diventare punto focale di questo episodio.

La visita di Michael nella cabina di suo fratello a bordo dell’Enterprise non offre solo alcuni deliziosi easter egg legati alla serie classica, ma anche un’opportunità per Burnham e il pubblico di riflettere sulla natura disfunzionale della famiglia di Sarek (James Frain). Che i due fratelli possano superare le tensioni che li separano, risolvendo un nodo cui Michael accenna con colpevole malinconia, è forse la domanda più interessante che Fratello ci abbia presentato. Per adesso, ci limitiamo a trarre un sospiro di sollievo nel notare come il cambio di timoniere abbia sì mutato il tono generale di Star Trek: Discovery, ma non abbia disperso del tutto la freschezza della prima stagione assoggettandola al pedissequo rispetto della tradizione. Un felice compromesso che speriamo non deluda le aspettative create da questo ammirevole ritorno sul piccolo schermo.