La parte migliore di The House of L, probabilmente l’episodio più riuscito della quarta stagione di Supergirl – se non della serie – fino ad ora, è che prende chiaramente ispirazione dal fumetto Superman: Red Son di Mark Millar in un elemento molto particolare della sua trama, nonché forse uno dei più interessanti, e cioè la rivelazione che Lex Luthor sia responsabile di tutto quanto è accaduto nella stagione fino ad ora (come lo era degli eventi nel fumetto), avendo agito nell’ombra e avendo pianificato ogni mossa come una partita a quegli stessi scacchi che ama tanto, al fine di conquistare il potere assoluto, spingere la Kasnia ad attaccare gli Stati Uniti, sventare lui stesso l’attacco e apparire agli occhi dei suoi conterranei come l’eroe della storia.

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Per portare a termine questo pianto Luthor ha però bisogno di creare il caos ed il disordine, motivo per cui appoggerà nell’ombra Ben Lockwood e la sua crociata anti-aliena, mentre continuerà a crescere la sua personale arma di distruzione, il clone di Kara, conquistandone la fiducia ed instaurando con lei un rapporto quasi paterno, aiutato dal particolare che, agli inizi della sua storia, una Kara 2.0 completamente confusa circa la sua stessa identità ed origine si affiderà completamente a lui e ricorderà soprattutto solo un nome “Alex“, una coincidenza che Alexander Joseph Luthor userà a proprio vantaggio per farle credere di essere proprio la persona a cui lei sembra essere tanto legata.

Le serie dell’Arrowverse non sono generalmente note per la loro capacità di seguire una logica ferrea senza incorrere in contraddizioni narrative e questo è il motivo per cui un episodio come The House of L, in cui tutto è al posto giusto nel momento giusto, spicca rispetto agli altri, per non parlare di come lo show riesca ad omaggiare un personaggio tanto iconico come Lex Luthor facendone una mente sopraffina in grado di pianificare un piano diabolico pur mantenendo un alibi di ferro e dimostrando, se ancora fosse necessario, un assioma a cui abbiamo più volte fatto riferimento e cioè che un supereroe è tanto grande quanto è insidioso e credibile il suo nemico, un principio che si è dimostrato valido per ognuna delle serie berlantiane e che troppo spesso è stato dimenticato.

Un altro degli aspetti più interessanti dell’episodio è l’abilità con cui ci presentala la Red Daughter Kara 2.0 senza ridurla ad una sorta di automa incapace di prendere decisioni o una creatura completamente insensibile, ma piuttosto un personaggio confuso circa la sua stessa esistenza e con un gran cuore, che Lex userà e manipolerà nel peggior modo possibile, costruendo per lei una realtà basata sulla menzogna ed arrivando persino a uccidere (o quanto meno provarci) un bambino di nome Mikhail, il piccolo protetto di Kara 2.0, pur di scatenare il suo odio nel confronti degli americani. E’ inutile peraltro sottolineare come il fatto che Otis Graves (Robert Baker), il minion di Lex, finisca per sottrarre il piccolo alla morte all’insaputa del suo capo, potrebbe finire per essere la chiave della salvezza di Kara 2.0 ed il modo in cui Supergirl riuscirà forse a convincerla delle sue buone intenzioni e dell’innocenza dell’America, nonché ciò che la porterà alla redenzione attraverso il sacrificio, perché difficilmente la serie troverà spazio per due Supergirl.

La geniale manipolazione di Luthor, peraltro, si estende anche alla sorella Lena, tanto da arrivare ad ammalarsi volontariamente di cancro esponendosi alle radiazioni del sole rosso, pur di potersi presentare a lei come un uomo in fin di vita che affronta la morte pentendosi degli errori del passato e scongiurandola di non ripetere i suoi stessi sbagli con la cura che sta sviluppando e che potrebbe essere manipolata dal Governo a prescindere dalle sue buone intenzioni. Il finto pentimento del Lex porterà, come abbiamo visto nello scorso episodio, Lena a decidere di farlo uscire di prigione per curarlo, mettendolo così nelle condizioni di rubarle la cura, guarire dal cancro e contemporaneamente guadagnare dei super poteri che gli permetteranno persino di combattere ad armi pari con Supergirl.

Il distorto senso di onnipotenza di Lex, perfettamente interpretato da Jon Cryer e supportato da una non meno brillante Melissa Benoist, lo farà agire come se Kara 2.0 fosse davvero un dono arrivato dal cielo per permettergli di vendicarsi del suo arcinemico tanto che, in un interessante parallelo storico, il personaggio spiegherà alla sua protetta di non sentirsi, nonostante il suo nome, come Alessandro Magno, ma piuttosto come suo padre Filippo, un conquistatore tanto quanto il figlio a cui si deve il merito di aver cresciuto un uomo che divenne poi tanto più grande di lui.

Dell’episodio, come c’era da spettarsi, oltre ai tanti riferimenti a Superman: Red Son vi segnaliamo qualche interessante Easter egg come la battaglia tra Supergirl e Luthor in cima al palazzo del Daily Planet o il fatto che, in visita a Nationa City con tanto di parrucca scura, Kara 2.0 usi il nome di Linda Lee, l’originale alter ego di Kara Zor-El nei fumetti.

La quarta stagione di Supergirl va in onda negli Stati Uniti ogni domenica su The CW, mentre in Italia va in onda ogni mercoledì su Premium Action.