Dopo 7 anni di Arrow in cui John Diggle ha dato così tanto a questo show, un episodio a lui quasi interamente dedicato e che ce ne raccontasse l’origine era decisamente dovuto, anche con tutti gli evidenti rischi che si corrono a far spuntare dal nulla personaggi come il Generale Stewart (Ernie Hudson), in qualità del patrigno di John, un uomo di cui lui non ha mai parlato nemmeno ai suoi più cari amici perché, nella convinzione che fosse responsabile della morte del padre, ne ha sempre rifiutato il ruolo, l’autorità ed in un certo senso l’esistenza stessa.
E sì, il fatto che il vero nome di Dig sia quindi John Diggle Stewart, è un evidente riferimento (assieme ai molti altri sparsi nell’episodio) a Lanterna Verde ed al rumor che da sempre ha circondato questo personaggio e la possibilità che prendesse prima o poi il mantello o piuttosto l’anello di questo supereroe.

A riunire padre e figlio in Spartan saranno i piani del Ninth Circle, con Dante deciso a rubare un pericoloso virus, e l’esigenza – per impedirglielo – di trovare un alleato nell’esercito che aiuti il Team Arrow a fermarli. Dal momento in cui viene rivelato il legame tra i due all’inizio della puntata, tutto l’episodio diventa un riferimento alle difficili relazioni familiari: tra Dig ed il generale, Dig ed i suoi figli JJ e Connor, Oliver ed Emiko ed ancora Emiko e Dante. Tutta questa puntata, in un certo senso, sembra preparare poi il personaggio di John alla decisione di adottare Connor in futuro per prendersene cura, proprio come il generale si è preso cura di lui, accettando di essere odiato dal figlio adottivo pur di non macchiare il nome di suo padre e preparando lui ed il fratello ad una vita da eroi. Il personaggio interpretato da David Ramsey è (quasi) sempre stato in Arrow il simbolo della ragione, della quieta presenza su cui si può sempre fare affidamento, non sorprende quindi la controllata rabbia con cui si rivolge inizialmente al generale, come non lo fa il fatto che – una volta saputa la verità su suo padre grazie ad Oliver – riesca a perdonare l’uomo con tanta facilità, rendendosi conto del sacrificio che deve aver fatto per apparire ai suoi occhi il cattivo della situazione, quando non aveva in realtà nessuna responsabilità nella vicenda che ha portato alla morte di suo padre.

Non si può dire invece lo stesso di Emiko (Sea Shimooka) e della sua reazione alla scoperta che Dante sia responsabile della morte della madre.
La sua decisione finale di uccidere l’uomo che l’ha cresciuta, pur essendo apparentemente sorprendente, più che altro per la leggerezza con cui gli autori si sono liberati di un personaggio tanto importante che non è tuttavia mai davvero decollato in questa stagione, è però più che comprensibile. L’essenza stessa di Emiko è rappresentata dalla sua sete di vendetta per la morte della madre e non deve quindi sorprendere in alcun modo che la sua reazione sia stata tanto micidiale, quello su cui si potrebbe forse discutere è invece il motivo per cui abbia creduto ad Oliver senza porsi il dubbio che le parole del fratello potessero essere solo un trucco per portarla dalla sua parte, ma è vero anche che Emiko, più di ogni altro, conosce Dante e proprio per questo le parole di Oliver le devono essere sembrate immediatamente credibili.
Ciò non toglie che sarebbe stato sicuramente interessante soffermarsi maggiormente sui pensieri e sui sentimenti che questa notizia deve aver scatenato in un personaggio che abbiamo ormai perso di vista da troppo tempo e con il quale siamo riusciti umanamente a relazionarci solo attraverso il suo rapporto con Rene, che sembra però ormai accantonato.
Il suo legame con Dante, con l’uscita di scena di Adrian Paul, potrebbe quindi restare per sempre un punto interrogativo, al punto tale che non ci è ancora dato di sapere chi dei due fosse davvero a capo dell’organizzazione criminale di cui fanno parte e considerata la loro interazione ai tempi della rivelazione del tradimento di Emiko.
E nonostante la sorella di Oliver si sia liberata con tanta facilità di quella che sempre stata per lei una figura paterna, non garantisce comunque che sia lei la vera “cattiva di stagione”, almeno non secondo il ruolo di questo personaggio nei fumetti, la cui fedeltà al Ninth Circle è sempre stata piuttosto altalenante, motivo per cui sarà interessante vedere quale strada intraprenderanno gli autori da qui in avanti.

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Oltre ad essere un episodio Diggle-centrico, Spartan getta anche le basi dell’uscita di scena di Felicity dalla serie quando il genio del computer decide di distruggere il programma Archer dopo che viene rubato dal Ninth Circle, facendole rendere conto della pericolosità di ciò che ha creato. Il problema generale che riscontriamo con questa storyline è probabilmente il fatto che la conclusione a cui Felicity giunge risulti forse un po’ tardiva per un personaggio che è sempre stato descritto come di un’intelligenza superiore: è possibile che non si fosse mai posta il problema di quanto pericoloso fosse ciò che stava facendo fino a che qualcuno non ha letteralmente usato il suo programma per le ragioni sbagliate?
Anche in questo caso, come in quello di Emiko, l’episodio pecca di una mancanza inspiegabile di introspezione di personaggi che dovrebbero teoricamente avere tutti i mezzi per porsi degli interrogativi morali e che invece scelgono deliberatamente di non farlo, rendendo quindi anche le loro azioni meno convincenti. Se in questa stagione gli autori ci avessero mostrato una Felicity in continua lotta con se stessa per le scelte che stava facendo e la china preoccupante che stava discendendo, anche solo il gesto di vederla cancellare Archer rinunciando a qualcosa di tanto importante per lei, sarebbe stato emotivamente molto più coinvolgente. Invece, veniamo lasciati con un personaggio pronto a ripartire senza troppi drammi, come se quello che è successo l’abbia appena scalfita, con una Alena che guarda con cupidigia il codice sorgente di Archer che ha appena salvato dalla distruzione e con la rivelazione dell’esistenza del dottor Will Magnus, i cui fan dei fumetti avranno sicuramente riconosciuto, che sarebbe apparentemente stato molto interessato ad acquistare da Felicity la sua creazione, cosa che avrà forse una ripercussione nel futuro.

Ed a proposito di futuro, dai flashback di questo episodio scopriamo finalmente anche quale sia la sorte di JJ Diggle, il quale si è apparentemente ribellato ai genitori per ragioni che non ci sono note, che non vede il fratello Connor da più di un anno e che soprattutto è a capo di una gang di nome Deathstrokes. Peccato che, come nel caso dell’esercito di Canaries, la cui esistenza ci è stata resa nota nello scorso episodio, queste entità (i Deathstrokes e le Canaries) non sia siano di fatto ancora palesate, ma siano solo dei nomi gettati in pasto ai fan per incuriosire, senza che abbiano avuto un ruolo davvero significativo ai fini della storia, almeno fino ad ora.

La settima stagione di Arrow va in onda negli Stati Uniti ogni lunedì su The CW e in Italia ogni martedì su Premium Action.