Lunga vita al capitano Christopher Pike (Anson Mount). I fan della serie classica di Star Trek si sono chiesti a lungo quali fossero le circostanze dell’incidente che aveva colpito il primo capitano del franchise. Sappiamo che ha avuto luogo durante una sessione di addestramento di cadetti che ha portato all’esposizione dell’uomo a radiazioni delta, ma ulteriori dettagli in merito a questo tragico evento sono rimasti avvolti nel mistero fino a oggi.

Con Attraverso la valle delle tenebre, un ulteriore tassello alla comprensione del passato di Pike viene aggiunto da Star Trek: Discovery, confermando l’intento da parte della serie di giocare con la continuità stabilita negli anni dalle sue gemelle del franchise. Come nel precedente tuffo nel passato (e nel futuro) di Pike in cui abbiamo rivisitato Talos IV e Vina, questa puntata trova il giusto equilibrio nella capacità di toccare i punti cardine della serie originale, sfruttando al massimo quest’opportunità per approfondire in modo inedito il personaggio interpretato con grande sensibilità da Mount.

Mentre il capitano si reca in visita sul pianeta klingon di Boreth dove è apparso un altro segnale misterioso, il quarto di sette, entra in contatto con i cristalli temporali parte integrante della tuta dell’Angelo Rosso, nonché creazioni spurie di Discovery come il motore a spore, prodigi di cui mai è stata fatta menzione prima nel franchise. Sebbene la natura dei cristalli del tempo e il modo in cui funzionano sembri più adatto a una storia fantasy che alla fantascienza di Star Trek, l’efficacia dell’incontro tra Pike e questi misteriosi minerali è innegabile, come testimonia la visione del suo terribile destino.

Ci viene mostrata la sedia con il basico sistema di comunicazione che era stato mostrato nella serie classica, macabro trono dove il Pike paralizzato e sfigurato è confinato a vivere il resto dei suoi tristi giorni. Avendo subito un necessario restyling per aggiornarla rispetto a quanto visto negli anni ’60, la serie risulta ancor più inquietante dell’originale, sostituendo i bip con il respiro roco della carcassa sfigurata del buon capitano, in bilico tra la vita e la morte.

Va dato merito ad Anson Mount di aver irradiato Attraverso la valle delle tenebre con una performance drammatica di livello altissimo: la sua interpretazione nella scena in cui Pike si trova faccia a faccia con il suo disperante futuro commuove e agghiaccia al tempo stesso. Non era facile riuscire a rendere al meglio un momento di puro terrore misto alla consapevolezza di un destino abominevole, e Mount ci è riuscito senza alcuna difficoltà; è grazie a queste prove attoriali che Star Trek: Discovery porta sempre a casa il risultato, anche in presenza di falle sceneggiatoriali che, fortunatamente, in questo episodio non sono individuabili.

Pike viene inoltre messo di fronte a una scelta: potrebbe evitare il suo macabro destino, ma il suo senso del dovere e la consapevolezza di doversi impossessare del cristallo del tempo lo fanno agire contro i propri interessi personali in favore di un bene superiore. “Sei un capitano della Flotta Stellare,” dice a se stesso mentre mette la mano sul proprio distintivo. “Credi nel servizio, nel sacrificio, nella compassione e nell’amore.” Pike compie il passo più difficile, scegliendo un futuro orribile pur di salvare gli altri; un futuro che, per sua stessa ammissione, non aveva previsto per se stesso.

Nel frattempo, anche Michael Burnham (Sonequa Martin-Green) è alle prese con dilemmi analoghi in una situazione assai diversa, mentre lei e il ritrovato fratello Spock (Ethan Peck) si dirigono per indagare su una nave della Sezione 31 in cui hanno rilevato un’anomalia di funzionamento. Giunti sul luogo, il sipario si apre su uno scenario devastante, in cui tutto l’equipaggio della nave risulta morto a seguito di un’espulsione coatta nello spazio. C’è chiaramente lo zampino di Controllo.

Non paga del massacro della ciurma, l’intelligenza artificiale si fa beffe dei due fratelli facendo loro trovare un presunto sopravvissuto, Kamran Gant (Ali Momen); si tratta dell’ex ufficiale tattico della Shenzou, vecchia conoscenza di Burnham. Ciò che la nostra protagonista e il suo vulcaniano congiunto ignorano è che, in realtà, Controllo ha preso possesso del defunto corpo di Gant grazie ai suoi nanorobot, emulando efficacemente il suo senso di colpa e il suo dolore al punto di ingannare non solo Michael e Spock, ma anche il pubblico.

Il piano di Controllo è includere Burnham stessa nei propri sistemi, in modo da accedere ai dati della sfera presenti sulla Discovery per far evolvere la propria coscienza e diventare la forma di vita senziente più evoluta dell’universo. Certo, sussistono dubbi in merito ai motivi per cui l’intelligenza artificiale debba ricorrere necessariamente a Burnham per ottenere i suddetti dati invece di soggiogare un qualsiasi altro membro dell’equipaggio, ma sono dettagli piuttosto irrilevanti che non erodono minimamente la riuscita complessiva di Attraverso la valle delle tenebre. A tal proposito, la scena di combattimento che vede i due fratelli schierati contro il falso Gant è tra le più coinvolgenti della stagione, grazie soprattutto alle potenti interazioni tra Spock e Michael.

Il che ci porta a un’altra legittima domanda che più volte ci è ronzata in testa durante questa seconda tranche di episodi: come mai Spock non ha mai menzionato l’esistenza di una sorella con cui, a oggi, sembra aver condiviso così tante gioie e dolori? Sono punti in sospeso che Discovery ha il dovere di chiarire prima o poi; a tal proposito, ritroviamo L’Rell (Mary Chieffo), sfortunatamente bloccata in un ruolo passivo con poco da fare. Va detto che i suoi scambi con Ash (Shazad Latif) nell’interesse del figlio a cui sono stati entrambi costretti a rinunciare hanno comunque un notevole peso drammatico, ma avremmo preferito vederla tornare in azione in questa sua seconda comparsa all’interno di questa stagione.

Nella medesima scia possiamo inserire la ricomparsa a sorpresa della Jett Reno di Tig Notaro, che lungi dal contribuire in modo fattivo alle missioni in corso sente la necessità di redarguire il dottor Culber (Wilson Cruz) in merito al suo rapporto sentimentale con Stamets (Anthony Rapp), attualmente in stand-by. La scena in cui Reno ricorda la sua defunta moglie conferisce alla sequenza un’aura di delicata emotività, ma a ridosso del finale di stagione abbiamo l’impressione che il personaggio non sia stato sfruttato al massimo del suo potenziale. Staremo a vedere se gli ultimi due episodi di questa stagione tireranno le fila necessarie a dare una parziale conclusione alle molte linee narrative tuttora in ballo.